Scattare le emozioni: intervista a Enrica Panà

 

La versione di Instagram che conosciamo oggi e utilizziamo forse più del dovuto,  è molto diversa da quella originale. Agli albori del social network più famoso del mondo, secondo solo a You Tube, gli user erano pochi ma convinti e la creatività non era vincolata al gradimento o al numero dei like. Si sarebbe compreso, da li a poco, che la piattaforma nascondeva un mondo di possibilità. Era una vera rivoluzione. Il web e i social network, infatti, hanno dato a chiunque un’opportunità prima impensabile: quella di cambiare vita, lasciare un lavoro poco soddisfacente e dedicarsi alle proprie passioni. 

E’ la storia di una seconda possibilità non solo per chi fa di professione l’influencer, ma per molti altri creativi e artisti. E’ la storia di Enrica Panà, una talentosa fotografa e un’amica, conosciuta proprio su Instagram con il nome di @fluoaci.

Per metà pugliese e metà campana, da 12 anni vive e lavora a Roma, città dove ha deciso di lasciare il lavoro da avvocato per dedicarsi a tempo pieno alla fotografia. Il suo è un racconto emozionale, dove l’animo umano attraversa personaggi di una realtà disarmante.

 

Come è nata la tua passione per la fotografia e cosa ti ha spinto a dedicarti in particolare alla streetphotography?

La mia passione per la fotografia è sempre esistita. Già ai tempi dell’analogico provavo a scattare le prime foto, con scarsi e pessimi risultati ma quegli errori mi hanno insegnato a crescere e ad ampliare le mie conoscenze sul mondo della fotografia. La mia passione per la fotografia di strada è arrivata durante un viaggio in Romania: ho iniziato a scattare alcune foto ad una vecchina che volteggiava con la musica, per strada. Mi sono appassionata alla sua storia, attraverso le immagini. Da lì ho capito che scattare le persone mi dava emozioni e mi permetteva di raccontare frammenti di vita irreplicabili.

Cosa alimenta la tua creatività?

Gli spunti per me sono ovunque. Sicuramente, in questa fase della mia vita, sono ispirata molto dalla cinematografia e dai libri. Ma la miglior ispirazione per dar sfogo alla mia creatività resta una: camminare per ore e cercare storie che mi emozionino.

 C’è una città più fotogenica delle altre?

Per il tipo di fotografia che faccio io no. Tutti i luoghi sono giusti per raccontare una storia. Chiaramente Roma resta tra le mie città preferite per scattare: qui trovo scene da film in ogni angolo.

 I tuoi scatti sono frutto di incontri fortuiti. Ti è invece mai capitato  di immaginare prima una storia, e poi attivarti per rappresentarla?

Si, solitamente cerco di rappresentare una storia che ho immaginato quando pianifico dei ritratti. Lì il lavoro è molto diverso ed in quel caso pianifico un editoriale: creo la mia moodboard, mi immagino le scene che voglio riprodurre e cerco di realizzarle così come le ho pensate.

 A cosa stai lavorando in questo momento? C’è un tema particolare che stai sviluppando?

Per lavoro seguo molti progetti fotografici di gran lunghi diversi dai miei scatti di strada. In questo periodo sto seguendo molte imprenditrici attraverso progetti di personal branding. Tra i progetti personali, invece, sto provando a svilupparne due: uno sui ritratti di persone over 70, l’altro sui libri raccontati attraverso le persone.

 

 Un progetto futuro da trasformare in realtà.

Tra i tanti progetti c’è quello di aprire uno studio fotografico tutto mio. Entro il 2020 l’obiettivo principale è quello. Creare un mio microcosmo dove poter sviluppare la mia creatività e i miei progetti.

 Quali sono i tuoi altri interessi?

Sicuramente viaggiare, ma forse è scontato. Leggo molto, sono appassionata di gialli e thriller.

 Quanto è importante seguire uno standard estetico a cui gli utenti sono abituati rispetto a osare con stili inediti?

Sono sempre andata controcorrente: ho iniziato a pubblicare foto di strada quando instagram amava solo vicoletti e fiori. Ho sempre ascoltato musica poco commerciale. Non mi piacciono le mode, odio la prevedibilità e preferisco cercare sempre nuovi stimoli, provando di non cadere mai nel banale, soprattutto nel campo fotografico.

 Il nome di un fotografo del passato e di uno emergente.

Sarà scontato ma per me Vivian Maier è una maestra di vita. Amo l’aggressività di Bruce Gilden. Non seguo, invece, fotografi emergenti.

 Instagram è la piattaforma attraverso la quale ti sei fatta conoscere. Cosa pensi di questo social e quali sono i consigli per distinguersi in un mondo saturo di immagini?

Instagram mi ha dato una grande possibilità: poter mostrare i miei scatti al pubblico. Sarò sempre grata a questo social per avermi dato l’opportunità di capire e di elaborare la mia passione e trasformarla in lavoro. Oggi utilizzo il social come ieri, ma cerco di essere distante da quello che è diventato. Le immagini patinate e spesso tutte uguali sono stucchevoli per me. Il consiglio che do quando mi viene posta questa domanda è di scattare sempre e solo per se stessi. Dobbiamo essere soddisfatti noi dello scatto che portiamo a casa e non dobbiamo mai farci condizionare dal numero dei likes.

 

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