Sustainable Thinking: la mostra da vedere a Firenze

 

Quello dell’emergenza ambientale è stato uno dei temi più caldi del 2019, un anno di forte sensibilizzazione che ci ha posti davanti ad una sfida globale, un’impellente esigenza di cambiamento.
La sostenibilità è entrata a far parte delle nostre vite, discorsi e pensieri, la sveglia insomma è suonata, ora è tempo di mettersi a lavoro per ristabilire l’equilibrio con la natura.
E’ un impegno collettivo che necessita di un vero e proprio cambiamento di mentalità e di abitudini, piccoli passi verso scelte consapevoli e responsabili. 

L’industria della moda è la seconda più inquinante al mondo, per questo è necessaria una trasformazione radicale non solo nel metodo di produzione. Si tratta di ridurre la quantità di energia utilizzata, l’entità degli scarti, eliminare le sostanze chimiche tossiche e salvaguardare la salute dei lavoratori adottando un approccio olistico.

Temi così importanti, perché essenziali per il nostro futuro, sono al centro di Sustainable Thinking in mostra al Museo Salvatore Ferragamo di Firenze. La sostenibilità guarda, infatti, al futuro e viene definita come la capacità dell’uomo di “soddisfare i bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri”. 

La mostra è un incredibile e profondo momento di riflessione sullo stato del pianeta ma anche una finestra sulle infinite possibilità di cambiamento. A guidare lungo il percorso, coordinate geografiche led che rappresentano alcune delle località più inquinate al mondo. Sono un reminder dell’impellenza del problema ma anche un’opzione che si contrappone alle soluzioni presentate dal mondo della moda, dell’arte e dell’architettura. 

 

Salvatore Ferragamo, sinonimo di eccellenza artigianale e made in Italy, è un brand la cui storia e tradizione si legano perfettamente a questa istanza di innovazione. La Maison Ferragamo si distingue tra i brand di lusso per essere sempre all’avanguardia, caratteristica questa che riflette una qualità del suo fondatore. Alla base del successo del “calzolaio delle stelle’’ non ci furono soltanto scarpe da sogno ma uno sguardo lungimirante e una continua ricerca di linee innovative e materiali inediti. 

La seconda sezione della mostra è dedicata proprio a Salvatore Ferragamo e alla sua passione per i materiali. Quando lascia Los Angeles per stabilirsi a Firenze è il 1927 e l’Italia si trova in piena autarchia.
I materiali a disposizione sono scarsi e non è possibile importare dall’estero; al giovane Ferragamo non resta che individuare soluzioni alternative. Nasce così la famosa zeppa di sughero e le scarpe sono il risultato della lavorazione magistrale di materiali poveri come la rafia, la corteccia d’albero, il cellofan e la pelle di pesce.

Salvatore Ferragamo e la sua creatività duttile sono da esempio alla nuova generazione di designer che come lui si trovano davanti ad una sfida. Le circostanze sono diverse ma il suo lavoro è la dimostrazione di come anche il materiale più modesto può essere modificato e trasformato in un prodotto di lusso. 

 

La mostra fa luce su aspetti meno noti della questione sostenibilità che non si limita all’inquinamento causato dalla plastica, ma si estende in profondità, verso il recupero di un rapporto con la natura e l’uomo stesso. La moda sostenibile è un impegno verso la società attraverso l’impiego di materie organiche, il ricorso all’upcycling, ossia il riutilizzo creativo dei materiali, la ricerca e l’ideazione di nuovi materiali ecologici. 

Tantissimi i materiali di origine naturale sviluppati in alternativa a quelli tradizionali; esempi interessanti sono l’Orange Fiber prodotto da un’azienda italiana che utilizza i residui di lavorazione dell’arancia o Piñatex, un materiale a base di fibre di foglie di ananas, un prodotto naturale, sostenibile e cruelty-free. 

Si tratta di aziende ad impatto ambientale basso ma con un impatto sociale positivo, perché sostenibilità significa anche attenzione al benessere dell’uomo e impegno per un futuro migliore. 

La moda in questo modo si intreccia con le diverse culture, come nel caso di Cangiari, in dialetto calabrese “cambiare’’, primo marchio di moda etica di fascia alta in Italia. In mostra un kimono del 2017 realizzato a telaio a mano con materiali biologici, combinando l’innovazione con l’antica tradizione della tessitura calabrese originata nella Magna Grecia. 

Sustainable Thinking è un viaggio estremamente formativo, una mostra da vedere con un messaggio forte, disarmante, ma positivo. La sostenibilità, dunque, non è una punizione ma un’opportunità, un’occasione per ritrovare il rispetto per la natura e per l’uomo. 

 

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