The Vibrant Legacy of Diana Vreeland

 

Si dice che il bello non sia qualcosa di oggettivo, allora perché ridurre la bellezza ad uno stereotipo e limitare ciò che l’occhio può scoprire con stupore. Una delle prime cose che colpiscono, avvicinandosi al personaggio di Diana Vreeland, è l’estrema certezza della propria unicità  ma anche della bellezza profonda e spiazzante delle cose imperfette e fuori dall’ordinario. 

Rivoluzionaria e geniale, la sua magia si riassume nella capacità di condurre lo sguardo della gente verso quegli angoli bui e inaspettati in cui nessuno avrebbe immaginato di trovare una nuova forma di bello. Di lei si racconta che non fosse bella secondo le convenzioni ma che fosse unica nel suo genere. 

Nata a Parigi nel 1903 ha vissuto in quella da lei stessa definita “la primavera di molte cose’’. La sua scuola è stata il mondo. Parigi, Londra e New York, città dove accadevano cose meravigliose e si dispiegava il futuro. La Belle Epoque, i ruggenti anni ’20 e l’amicizia con Coco Chanel danno l’impressione di essere nati troppo tardi, nell’epoca sbagliata. Eppure lei, con umorismo e arguzia, risponderebbe che questa è semplicemente un’illusione, una delle tante limitazioni del pensiero. La verità è che nel mondo, tutto è novità.

E’ il suo sguardo curioso e uno stile inconfondibile che permettono alla giovane Diana di essere notata dalla direttrice di Harper’s Bazaar durante una festa. Indossava un vestito bianco Chanel con un bolero e rose tra i capelli: era l’inizio di una carriera folgorante, la nascita di una leggenda.
Da subito ha portato nella rivista la sua personalità irriverente, eccessiva, in una costante ricerca di ispirazione. In questo caso, per il mondo della moda, era lei la vera novità. La rubrica Why Don’t You riscuote un estremo successo tra i lettori e Diana si presenta al pubblico senza remore o filtri.
Aveva capito una cosa fondamentale: presentare ai lettori quello che ancora non sapevano di volere. 

Nel 1962 diventa direttrice di Vogue e il suo tocco è subito visibile nella rivista che per la prima volta prende vita. Cambia l’impaginazione, variano i modelli di bellezza e i temi affrontati, arrivano in copertina icone della musica degli anni ’60 come i Beatles e Cher. Non ha paura di osare, di portare la sua creatività all’estremo e così da vita ad un mondo stupefacente in bilico tra realtà e fantasia. 

Anche quando l’avventura al timone di Vogue si conclude in modo inaspettato, la sua fiamma non si spegne. L’energia creativa semplicemente si sposta nel lavoro come special consultant per il Costume Institute del Metropolitan Museum of Art, rinnovato dal suo impareggiabile contributo. Dalla prima mostra “The world of Balenciaga’’ nel 1973 è lei a trasformare il Met Gala nella parata di celebrità e stelle di Hollywood che tutt’ora rimane uno degli eventi più esclusivi e attesi dell’anno. Il carisma, e uno stile che non segue le regole ma l’istinto, l’hanno resa icona ed esempio femminile estremamente positivo. 

Oggi noi donne ci troviamo schiacciate dagli standard proposti dai social che promuovono un ideale conformista e limitante. E’ difficile trovare posto per una personale versione di bellezza e femminilità. L’eredità di Diana Vreeland è tutta nella capacità di reinventarsi, nel monito ad abbandonare i filtri imposti e a scegliere lo stile, sia esso naturale o stravagante, reale o vagamente artificioso, che sentiamo più vero.

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *